Aggressione di Spada al giornalista Rai: se ne occupa lo squinzanese Musarò

Sta facendo discutere tanto l'episodio di violenza accaduto a Nuova Ostia, Roma, che ha visto protagonista Roberto Spada, fratello del boss Carmine, appartenenti al Clan Spada.

Una famiglia molto nota, sulla quale si indaga da anni e i cui capi sono stati a lungo considerati leader di organizzazioni criminali, condannati più volte e in varie circostanze, sempre con l'aggravante del metodo mafioso. Pochissimi giorni fa, ecco che si torna a parlare di loro e, in particolar modo, di Roberto Spada, che avrebbe dimostrato, senza molti giri di parole, come possano bastare alcune domande, a scatenare la furia. Il giornalista Daniele Piervincenzi, infatti, inviato del programma Rai “Nemo-Nessuno Escluso”, aveva raggiunto Spada, per rivolgergli alcune domande in merito al grande consenso ottenuto dal partito neofascista Casa Pound per il X Municipio di Roma, con il quale negli ultimi tempi sembrava essere nato un rapporto abbastanza stretto. Indispettito, Spada ha colpito al volto il giornalista, provocandogli la frattura del setto nasale, per la quale è stato necessario un intervento chirurgico, oltre ad aver inseguito e cercato di colpire con una sbarra di ferro anche l'operatore Edoardo Anselmi, impegnato nella realizzazione del servizio giornalistico.

«Mi sono sentito provocato»- avrebbe detto Spada, ammettendo e giustificando così i gesti di violenza dell'8 novembre scorso, esasperato, come avrebbe dichiarato lui stesso, dai tentativi di almeno altri 30 giornalisti che avevano cercato di intervistarlo negli ultimi dieci giorni. Il 9 novembre, Roberto Spada, titolare dell'associazione sportiva Femus Boxe di Ostia Nuova, è stato poi accompagnato nella caserma dei Carabinieri di via Zembrini, dove è stato deciso il fermo, con l'accusa di violenza privata aggravata dal metodo mafioso, in seguito ad un decreto emesso dal pm Giovanni Musarò, della Distrettuale Antimafia di Roma, il giudice squinzanese simbolo incontrastato della lotta alla criminalità, l’uomo che la ‘Ndrangheta ha cercato più volte di mettere a tacere, un fiore all'occhiello per la comunità di Squinzano, che non perde occasione per ricordarlo e per manifestargli la sua gratitudine.