Cittadinanza onoraria a D'Ambrosio, Vincenzo Paticchio ripercorre il suo operato

Deliberata all’unanimità la cittadinanza onoraria al vescovo Domenico D’Ambrosio durante il consiglio comunale monotematico del 21 a sera.

Al termine del Consiglio, che per l’occasione si è svolto nei locali del Laboratorio Urbano di via Cellino, è seguita la cerimonia per dare il benvenuto al vescovo con spazi musicali, scambio di doni e un momento conviviale. In tanti hanno partecipato all’iniziativa: il primo cittadino, Mino Miccoli, insieme all’intera assise comunale, tutti i parroci e i rappresentanti della comunità religiosa, l’ex sindaco Gianni Marra, il generale dei Carabinieri Guido Bellini, il direttore amministrativo dell’Asl di Lecce, Antonio Pastore, il comandante dei vigili urbani Antonio Arnò, il maresciallo dei carabinieri Delli Santi, tanti presidenti di circoli, confraternite e associazioni locali, insieme a molti comuni cittadini. Una cerimonia molto partecipata dove non è mancato lo spazio per i ricordi e per l’emozione. Tanti gli interventi e gli attestati di stima e di affetto per monsignor D’Ambrosio con le sue 53 visite nella cittadina a partire dalla sua nomina ad oggi. Poi lo spazio per la commozione nel corso dell’intervento di Vincenzo Paticchio, addetto stampa del Vescovo da oltre 8 anni, che nel ricordare le tantissime tappe del ministero del vescovo nella Diocesi di Lecce ha strappato una lacrima a tutti: “Lei lascia una traccia indelebile in ciascuno di noi – ha riferito Paticchio -, anche nella mia vita personale e nel mio cammino di cristiano inserito in questa comunità diocesana. Rispetto al giorno del suo insediamento tante cose sono cambiate nella nostra Chiesa, altre forse avrebbe voluto anche modificarle ma si è reso conto che i tempi non erano forse sufficientemente maturi. Su tante questioni, nelle scelte pastorali, negli atteggiamenti, nel modo di porsi con le persone non c’è dubbio che abbia anticipato quanto Papa Francesco indica e testimonia oggi”. Chi meglio del giornalista Paticchio poteva ripercorrere l’operato del vescovo in questi anni, le sue iniziative a favore dei più deboli, dei disoccupati, dei detenuti: dalla Casa della Carità al progetto “Policoro”, poi il Microcredito S. Oronzo, il Prestito della Speranza.

Il vescovo D’Ambrosio non ha tardato a manifestare la sua immensa gratitudine ai presenti: “Una gratitudine immensa – ha detto monsignore -! Da oggi mi sento più legato a Squinzano perché divento un vostro concittadino onorario. Non credo di meritare questo onore non avendo, a mio giudizio, particolari titolo di merito. Posso dire di aver amato questa bella comunità che da sempre fa della sua fede cristiana non un emblema ma un impegno serio nel mettere in atto la novità del vangelo di Cristo. Se merito c’è va ascritto non a me ma a miei fratelli presbiteri. Sono loro che ogni giorno con il loro impegno sono i vostri interlocutori attenti. Cercateli! Sono loro che sostengono e alimentano il vostro cammino. Dunque, la cittadinanza onoraria è ai sacerdoti di Squinzano. Ripeto quanto ho affermato in alcune parole di presentazione che ho scritto in quel libretto “La Squinzano che vogliamo”. Un titolo provocatorio ma anche un titolo che sottolinea un desiderio. Un desiderio che deve impegnare tutti a realizzare quel sogno. “La Squinzano che vogliamo” è un sogno che deve realizzarsi, che deve ridare a Squinzano tutta quella bellezza, tutta quella ricchezza di cui da sempre ho sentito parlare. Sentivo parlare da piccolo della banda di Squinzano, sentivo parlare di molti personaggi, di monsignor Riezzo. Per don Nicola, don Gigi, don Vincenzo, don Sandro io sento un legame forte. Io credo che da qualche anno Squinzano sta in qualche modo recuperando in quello che in passato la rendeva prima fra le città della Diocesi. Forse un pò per la fatica e l’economia che è crollata, economia che era basata su queste grosse realtà del vino che la rendevano famosa e gustosa. C’è bisogno di un impegno maggiore. Non accontentatevi. Dovete tornare ai primi posti così la comunità potrà andare avanti, potrà crescere. Io sono contento di essere stato vicino agli ultimi perché ero ultimo appartenendo ad una famiglia di persone povere e dignitose. La vita è un dono grande, un’avventura da correre tutti insieme dalla quale nessuno deve essere emarginato. Ci saranno sempre le mie braccia ad accogliervi ed abbracciarvi e a dirvi che vi voglio bene. Grazie di tutto!”. Un invito, uno stimolo e un ringraziamento quello del vescovo rivolto a tutta la comunità squinzanese che nella serata di martedì 21 ha vissuto uno dei momenti più lieti degli ultimi tempi.