Emergenza povertà, Don Attilio: «moltissimi gli italiani alle mense della Caritas»

Inquietanti i dati che emergono dal Bilancio 2017 dell'Emporio della Solidarietà, riportati dal Quotidiano di Puglia, e che parlano chiaramente di 'emergenza povertà'.

Molti i sacerdoti scesi in trincea, colpiti da tale questione e sempre in prima linea nella sensibilizzazione e nella richiesta di sostegno ai cittadini che vivono in condizioni più agiate, come ad esempio lo squinzanese Don Attilio Mesagne, direttore della Caritas diocesana di Lecce e grande promotore della solidarietà e dell'aiuto reciproco, che fa di queste parole il suo motto: “La Carità, se è sincera, scende necessariamente a gesti di comunione con chi è in stato di necessità e indica che la promozione umana e l'Evangelizzazione, senza l'amore e la misericordia, non incidono per il vero bene degli uomini”. Parole semplici di un uomo altrettanto semplice, che della bontà, dell'umiltà e della solidarietà, ne fa principi fondamentali della sua dottrina e condizioni essenziali per vivere in una società giusta e felice.

La povertà colpisce anche i giovani- dichiara il sacerdote di Squinzano- oggi il povero non è solamente il senzatetto, ma anche chi non ha una casa o un lavoro. Poveri diventano i divorziati, le donne sole con figli, gli anziani con le loro pensioni bassissime, i giovani che non possono permettersi di studiare. Sono cambiate molte cose nel tempo; anni fa le mense della Caritas erano occupate prevalentemente da extracomunitari, oggi la metà di coloro che usufruiscono del cibo della Caritas sono italiani, colpiti duramente dalla crisi e che magari non riescono a riprendersi”.

Renderci conto di tanta povertà- dice ancora Don Attilio- dovrebbe svegliare le nostre coscienze, farci aprire il cuore, farci riuscire a tradurre la carità in educazione alla giustizia, alla verità e alla libertà. Libertà: un concetto a cui tengo molto; libertà di tutti, che siano italiani o stranieri. E proprio per loro l'Ufficio Migrantes di via Tasselli è disponibile sempre, per accoglierli, proteggerli e integrarli al 100%, fornendo loro servizi sanitari, legali e insegnandoli l'inglese o l'informatica, nozioni necessarie per integrarsi meglio nella società”- conclude Don Attilio.